"Più libri Più liberi": si parlerà anche di valori e spiritualità

«Più libri Più liberi»: si parlerà anche di valori e di spiritualità

A colloquio con Valdo Spini, presidente del Coordinamento delle riviste italiane di cultura

A Roma si sta organizzando la prima «Rassegna delle riviste italiane di cultura» mentre il Salone del libro di Torino si trasferisce a Milano. Ne abbiamo parlato con Valdo Spini, presidente del Coordinamento delle riviste italiane di cultura (Cric).

Nell’ambito della Fiera della Piccola e Media Editoria «Più libri, più liberi», che si tiene ogni anno a Roma dal 7 all’11 dicembre, realizzerete – grazie a un contributo dell’Otto per Mille della Tavola valdese – la prima «Rassegna delle riviste italiane di cultura». Di che cosa si tratta?

«Si tratta di creare un’occasione importante di esposizione e di vendita delle riviste culturali del nostro paese, sempre più in difficoltà. Un’opportunità preziosa per potersi presentare al pubblico, oggi sempre più rara a causa dei meccanismi commerciali che sono spesso prevalenti e per via della crisi che l’editoria della carta stampata sta attraversando. Abbiamo previsto e predisporremo uno spazio dedicato alle riviste italiane di cultura all’interno della fiera “Più Libri, più liberi” che ha la pretesa di essere qualcosa di più di un semplice stand. Sarà un piccolo quartiere, ma anche un cantiere, aperto al mondo della cultura che (dal 7 all’11 dicembre, ndr) offriremo al pubblico che vorrà raggiungere Roma per l’evento. In parallelo, provvederemo all’organizzazione di momenti di riflessione, che in modo del tutto laico e pluralistico, interpellino filoni culturali, in definitiva, le coscienze, sui problemi della spiritualità e dei valori nel XXI secolo, coinvolgendo le riviste stesse. Ce n’è un gran bisogno nei momenti difficili che stiamo attraversando e lo dico a pochi giorni dalla tragica uccisione di padre Jacques Hamel, vicino a Rouen in Francia. Per tornare al valore dell’iniziativa, non dimentichiamoci che le riviste culturali sono in genere autentici nuclei di volontariato culturale che danno un prezioso contributo al dibattito del nostro paese. Un momento di pluralismo che dobbiamo assolutamente difendere e sviluppare e non lasciare disperdere. Ha un grande valore il fatto che la chiesa valdese e quella metodista, nell’ambito delle iniziative dell’Otto per mille, abbiano deciso di sostenerla».

Qual è il ruolo della vostra associazione e quante riviste rappresentate?

«In un periodo di crisi delle “riviste culturali” poter vivere il momento in modo associativo è decisivo. Proprio perché associati possiamo organizzare diverse iniziative importanti, partecipando alle edizioni con il nostro stand italiano al Salon de la Revue di Parigi, ad esempio, che si svolge ogni anno nel mese di ottobre, così, anche in altri eventi importanti in Italia. Quello che le riviste, specie degli editori medi e piccoli, non possono fare da sole, lo possono fare associandosi. Anche il tema delle riviste on line può essere affrontato in modo nuovo: creando sinergie tra la versione cartacea e on line, senza antagonismi. Magari può essere considerata una piccolezza, da alcuni anni produciamo un Catalogo delle riviste associate. È solo un esempio dei tanti servizi comuni che possiamo offrire. La nostra è un’associazione del tutto libera. Tradizionalmente vede come soci sia le singole riviste sia i singoli editori con pluralità di riviste. Attualmente le singole riviste sono 36, gli editori 7, ma questi ultimi ne rappresentano collettivamente 169. Si può quindi dire che le testate comprese nel Cric sono 205».

La prima rassegna delle riviste sarà dedicata solamente agli associati o a tutte le riviste culturali presenti in Italia?

«Evidentemente la nostra iniziativa non sarà chiusa ai soci. Noi speriamo, comprensibilmente, che un’iniziativa del genere possa rafforzare la nostra struttura associativa, ma siamo apertissimi anche alla partecipazione di testate non iscritte al Cric. Del resto una informativa in questo senso ai suoi soci è stata invita anche dal Gruppo Piccoli Editori dell’Associazione italiana editori. Naturalmente la partecipazione comporterà anche una sia pur modesta quota che non penalizzi chi è socio».

Avete scelto un tema particolare da presentare alla riflessione del pubblico?

«Si tratta di un programma tuttora in definizione. Comunque, a latere della prima Rassegna delle riviste culturali italiane, saranno organizzate tre tavole rotonde nelle sale a questo scopo predisposte in Fiera, più un incontro all’interno dei locali a noi assegnati. I temi che ci stiamo proponendo sono quelli della “Libertà religiosa e convivenza in Italia e nel mondo”, delle “Le nuove spiritualità”, dell’“Integrazione-cultura e diritti civili”. Domenica, 11 dicembre organizzeremo un incontro, negli spazi di esposizione a noi destinati, dedicato specificamente al ruolo delle Riviste di cultura in questo ambito».

Lei è anche il presidente dell’Associazione delle istituzioni di cultura italiane (Aici): dopo gli anni bui del motto con “la cultura non si mangia”, qual è lo stato di salute della cultura in Italia?

«Sì, sono stati anni veramente bui. Ci siamo battuti contro tutto questo. Da quando sono presidente dell’Aici, abbiamo instaurato l’abitudine di fare ogni anno una conferenza nazionale e che abbiamo significativamente intitolata “L’Italia è cultura”. Alla prima, che si svolgeva a Torino nel 2014, abbiamo denunciato che i contributi ministeriali agli Istituti e alle Fondazioni culturali erano stati negli anni addirittura dimezzati. Beh, ora sono stati ripristinati e anzi anche un po’ aumentati. Mi sembra un bel successo. È un risultato che porteremo alla prossima Conferenza nazionale dell’Aici che si svolgerà il mese prima della Rassegna delle riviste, nei giorni 11 e 12 novembre a Lucca, nel Real Collegio, con un’anteprima il 10. Anche in quella sede contiamo di avere una sala destinata alla esposizione/vendita di riviste culturali. In conclusione, la cultura si mangia… e ha anche un buon sapore».

Se un editore volesse partecipare alla rassegna culturale delle riviste di dicembre, che cosa dovrebbe fare?

«Diciamo innanzitutto che il tema riguarda non solo gli editori ma anche le singole riviste. La via più semplice è iscriversi al Cric. Altrimenti chiedere di essere ammessi pagando una quota. Ci si rivolge agli uffici del Cric che hanno sede presso la Fondazione Basso (06-6879953). Ci si può rivolgere al segretario generale: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  e cell. 335-5250593 oppure alla segreteria organizzativa di Roma: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; cell. 331-5661557».

Che cosa pensa dello spostamento del Salone del Libro da Torino a Milano?

«Aldilà dell’affetto che personalmente ho per Torino, e del fatto che si rompe così una bella e lunga tradizione, mi sembra che questa sia l’ennesima sconfitta del pubblico rispetto al privato. Il Salone del Libro di Torino era e sarà gestito da una Fondazione, a Milano si andrà a una gestione diretta degli editori. Devo confessare peraltro che, dopo la positiva accoglienza in un bellissimo stand ricevuta nel 2011, nel Salone del Libro di Torino per il 150° dell’Unità d’Italia, era diventato sempre più difficile, se non impossibile, partecipare a quel salone con le nostre modeste risorse associative del Cric. Vedo che il presidente del Comitato dei Piccoli Editori, Antonio Monaco, pure essendo piemontese, si è pronunciato per Milano. Se Milano ha da essere, che sia accogliente con le riviste di cultura, specie con quelle che non hanno alle spalle grossi editori. È una delle verifiche che ci proponiamo di fare».

 
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