La cultura tra le priorità – Il documento dell’Aici alle forze politiche

Il Presidente dell’Associazione delle istituzioni di cultura italiane
(AICI), Valdo Spini, diffonde Il documento sui problemi della cultura approvato dall’esecutivo nazionale dell’AICI stessa nella sua ultima
riunione. L’Associazione raccoglie 97 fra le principali fondazioni e istituzioni di cultura italiane. Il documento afferma la necessità di rafforzare il Mibac nella sua struttura e nelle sue competenze, convocare gli stati generali  della cultura, adottare subito tre misure di sollievo per gli istituti culturali e intraprendere cinque iniziative per elevare il tono della ricerca culturale nel nostro paese. Valdo Spini si riferisce anche all’esempio del Ministero Francese della Cultura e della Comunicazione, dove, fermo restando l’autonomia della
televisione, ci si pone il problema dei media attraverso i quali la cultura viene veicolata e diffusa.
Il documento dell’esecutivo nazionale dell’Aici sarà inviato alle forze politiche e ai candidati premier. “Vorremmo – ha detto Spini –  che questi temi entrassero a tutto tondo nella campagna elettorale. Sarebbe già questo un segnale di crescita del dibattito politico nel nostro Paese”.

Il documento dell’AICI alle forze politiche

Premessa
In questi anni il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MIBAC) è stato lasciato deperire e ha visto una tremenda diminuzione di fondi che ne ha messo in crisi la possibilità di tutelare e di restaurare i beni culturali ad esso affidati nonché, con il blocco del turnover, la stessa possibilità di provvedere al trasferimento dei saperi negli istituti di restauro, nelle biblioteche e negli archivi. Più in generale la frase “Con la cultura non si mangia” ha sintetizzato un disprezzo per la mission del ministero contro il quale peraltro si è verificata una
grande mobilitazione di ambienti e di forze culturali e non, manifestatasi ad esempio negli “Stati Generali della Cultura”, cui ha partecipato lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Peraltro un’elaborazione in proposito era già venuta dalla ultima conferenza triennale sui beni culturali. Tutte queste , ed altre, elaborazioni hanno tra l’altro sottolineato il
rapporto che in un paese come l’Italia intercorre  tra valorizzazione dei beni e delle attività  culturali e sviluppo economico sotto varie forme, dal brand più generale del nostro paese e dei suoi prodotti, al turismo, all’industria culturale vera e propria.

Ci si aspetta dalla nuova legislatura, dal nuovo governo un’inversione di tendenza sostanziale, sia nelle risorse sia nel peso che la politica culturale deve avere nella politica più generale del paese.
Il nuovo governo dovrà subito convocare gli Stati generali della cultura  per dare un segnale concreto di inversione di tendenza a favore delle
politiche per i beni culturali e per lo sviluppo della cultura in generale. In questo senso allo stesso nome del MIBAC (Ministero per i
Beni e le Attività Culturali) deve esser data sostanza comprendendo la cultura italiana a tutto tondo. Crediamo che il problema sia di sostanza e non di nome. Il nome attuale del ministero è  sufficientemente comprensivo. Il problema è permettergli di rafforzare la sua struttura con una nuova leva di esperti e di tecnici dei vari rami della sua
attività. Semmai sull’esempio francese, (Ministère de la Culture et de la Communication) dovrebbe estendere la sua attività ai mezzi più moderni con i quali la cultura viene oggi trasmessa in particolare alle giovani generazioni. Certamente deve interessarsi alla televisione, ma non solo, alla digitalizzazione dei beni e alla diffusione mediante
l’informatica con mezzi e strumenti adeguati. Non basta difendere, come è necessario quanto si ha, ma occorre investire in innovazione e modernizzazione.

Cambiare quindi marcia al motore senza fermarlo. Questo deve essere l’obiettivo di una rifondazione non di facciata del Ministero.
In tale quadro è grande quanto non sufficientemente avvertita l’utilità per l’oggi del patrimonio di conoscenze che gli Istituti di Cultura Italiani conservano e possono mettere a disposizione del Paese, in una fase nella quale lo scadimento della vita civile e politica deriva in misura assorbente dall’imbarbarimento del dibattito pubblico. Negli ultimi 10 anni Istituti di cultura e Riviste culturali hanno visto diminuire fino quasi a scomparire i trasferimenti pubblici, senza che si evidenziasse una politica pubblica sostitutiva o integrativa per questo universo di base della cultura italiana.
E’ invece necessario adeguare agli standards europei il sostegno dato alle Fondazioni culturali: in Europa le iniziative crescono, in Italia le Fondazioni languono per mancanza di fondi e di agevolazioni. Il lavoro di produzione e distribuzione di cultura svolto da archivisti, bibliotecari,amministratori di, ricerca e organizzatori di eventi negli istituti culturali  dovrebbe invece ricevere anche una considerazione specifica nelle politiche del lavoro.

Priorità
1) affrontare in maniera organica la questione della sopravvivenza degli Istituti di Cultura e delle Riviste di Cultura, raccolti rispettivamente
intorno all’AICI e al CRIC, e del mantenimento delle molte loro funzioni e servizi, non solo con il Mibac ma con tutti i possibili interlocutori (MIUR, MISE, Coesione, Agenzia Digitalia,
Dipartimento Informazione Editoria, Regioni). Utilizzo delle tabelle degli istituti di culturali riconosciuti dal Miur come istituti di ricerca, dal MIBAC per contributi istituzionali o per il finanziamento di progetti nonché le fondazioni che alcune Regioni riconoscono di interesse regionale,  come base per un Albo nazionale degli istituti culturali atto a costituire un riferimento permanente per legislazione e interventi;

2) razionalizzare e ripensare la funzione di supporto del potere pubblico alla sopravvivenza di questi gangli vitali della vita civile ed
economica del Paese, anche con utilizzo, al Sud, dei Fondi Strutturali Europei, finanziando la conservazione del patrimonio ivi detenuto;

3) individuare utili sinergie che gli Istituti possono garantire nell’attivazione di promettenti filiere di “economia della cultura”, in aderenza a quanto affermato dal Presidente Napolitano in occasione degli Stati generali della cultura del  novembre 2012.

Misure improcrastinabili
1) eliminare i disincentivi all’autonoma sopravvivenza degli Istituti e delle Riviste:
• Eliminazione pagamento dell’IVA sugli acquisti degli Istituti (che non
ricercano utili).
• Riduzione dell’IVA per le riviste che scelgano di pubblicare in formato digitale (e che oggi passerebbero dal 4% di IVA del formato cartaceo all’aliquota unica del 21% valido per tutte le transazioni on line).
• Tariffe differenziali se non gratuità per alcune spese come quelle postali.
• Sistema differenziato di sussidi e sgravi per investimenti e per alcune categorie di spese degli Istituti e delle Riviste.
• Revisione delle modalità di sgravi relative alle erogazioni liberali.
. Eliminazione IRAP per le Fondazioni.

Istituzione di un congruo numero di borse di studio pluriennali specificamente rivolte al riordino degli archivi in possesso degli Istituti di Cultura che potrebbero promuovere, integrandosi tra loro idonee formazioni professionali di alto livello;

2) pianificazione di uno specifico supporto finanziario pubblico per programmi di,digitalizzazione e conservazione del patrimonio esistente (digitalizzazione dei fondi
archivistici e del patrimonio documentale e librario, modernizzazione tecnologica di uffici e redazioni). A questo fine, ricognizione, finalizzata al riutilizzo, dei tanti fondi stanziati nel tempo e mai per programmi di digitalizzazione (Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione, Delibere CIPE, programmi europei), quindi tuttora “dormienti” presso Amministrazioni dello Stato (Dipartimento Informazione e Tecnologie, DigitPA, MIUR, ecc.).
Adozione di uno specifico programma per gli Istituti del Sud nell’ambito del Piano d’Azione del Ministro per la Coesione;

3) quantificazione, ripensamento e rifinalizzazione di tutti i fondi pubblici destinati in qualsiasi forma a enti e Istituti culturali e a riviste ed editoria. Privilegiare le pubblicazioni culturali rispetto a quelle puramente giornalistiche (è paradossale che si chieda a chi presidia la memoria storica e di scienza sociale di sopravvivere sul mercato mentre si finanziano quotidiani generalisti). Rivisitazione della tabella di finanziamento del Mibac, con una valutazione rigorosa ma trasparente e partecipata di requisiti minimi prefissati di solidità, di quantità e qualità dei servizi offerti (archivistica, biblioteca, formazione, editoria), di stabilità dell’attività condotta, e con un altrettanto rigoroso monitoraggio nel tempo;

4) assicurare uno spazio alle riviste di cultura nel Centro per il libro e la lettura che attualmente le esclude.

Possibili iniziative

1) Valorizzazione degli Istituti e delle Riviste culturali, attraverso investimenti pubblici ad hoc inseriti nel contesto di specifiche progettualità finalizzate allo sviluppo territoriale, non in modo episodico ma attraverso una pianificazione su base regionale con unaregia nazionale;

2) organizzare attraverso il Mibac incontri tra AICI (Associazione delle Istituzioni Culturali Italiane) e Rai-Tv per discutere dei programmi culturali;

3) organizzare triangolazioni tra il Ministero, il Comitato delle Regioni e l’AICI, investendolo anche della necessità del sostegno istituzionale agli istituti di rilevanza regionale;
4) creazione di sinergie con il MIUR e con il mondo delle Università e degli Istituti d’istruzione superiore, momento importantissimo di collaborazione per mettere a disposizione della formazione delle nuove generazioni il patrimonio, archivistico, librario e documentale posseduto, con copertura dei relativi costi;

5) coinvolgimento degli Istituti di cultura in progetti finalizzati a sollecitare la nascita di specifiche filiere di “economia della cultura” in ambito locale, attraverso gli strumenti esistenti (progetti di sviluppo locale, contratti di sviluppo, finanziamenti INVITALIA, ecc.). In particolare gli istituti di cultura col loro patrimonio, di immagini, filmati d’epoca e carte d’epoca, volumi rari o specialistici, se digitalizzato con gli interventi sopra  descritti,  opportunamente classificati e catalogati da personale archivistico e bibliotecario, possono diventare importanti fornitori di contenuti per l’industria editoriale, cinematografica, audiovisiva, e in particolare per una Rai che riprenda la sua vocazione di grande azienda culturale, e stringa
accordi di collaborazione con gli istituti culturali a questo scopo, istituti in grado anche di fornire consulenza sulla interpretazione dei documenti agli autori dei programmi.

Roma 8 febbraio 2013

Il Presidente dell’AICI

Valdo Spini

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